Diventare "oratori", per alcuni è una questione di ansia
Riunione con i colleghi, congresso, discussione tesi di laurea, premiazioni… sono tutte situazioni che determinano una presentazione in pubblico. Ma come si può superare l’ansia del presentarsi in pubblico? Quali sono le tecniche basilari di Public Speaking?
Partiamo dal presupposto che non è vero che si nasce oratori perché si può diventare dei perfetti oratori con un po’ di esercizio (3-4 riunioni a distanza ravvicinata sono una buona palestra). L’abito: la celebre affermazione “l’abito non fa il monaco” diventa “l’abito fa quasi il monaco”. E’ vero infatti che l’abito aiuta la prima impressione. Non siate trasandati ( tailleur spezzato, capelli arruffati con ricrescita bianca, collant smagliati, barba lunga, odore di fumo) se il target della riunione sono i super colleghi della super filiale madre da cui dipendete. Siate casual se il pubblico che incontrate è una classe di un liceo.
L’atteggiamento: l’atteggiamento giusto è, appunto, quello giusto. Inutile scoraggiarsi, sarebbe concime per la “profezia che si auto avvera”. Qualcuno diceva: << se siete tiepidi anche loro saranno tiepidi>>. Si capisce bene allora, come sia importante essere entusiasti se vogliamo che il nostro pubblico lo sia altrettanto (i super colleghi della super filiale), pacati se vogliamo mantenere a bada il nostro pubblico (la classe di liceali scalmanati). Assumere però lo stesso atteggiamento che vogliamo assuma la platea non basta.
L’apertura: come iniziare la presentazione del nostro progetto? Come catturare l’attenzione del pubblico? Esistono diverse opzioni:
- una domanda secca, che richiede un si o un no. In questo modo si crea un primo rapporto col pubblico. <> - utilizzare argomenti di attualità magari collegati al tema della presentazione riuscendo a far percepire da subito il carattere utile della nostra relazione - citazioni ad effetto ma personalizzate - ironizzare su di sé accattivandoci, nel 90% dei casi, la simpatia del pubblico - racconti di episodi personali (collegati all’argomento) - addentrarci subito nell’argomento
Postura: Un sondaggio inglese riporta che alcune persone hanno dichiarato che le cause più frequenti di ansia sono proprio le presentazioni in pubblico mettendole addirittura prima della paura di morire!
Governare la comunicazione non verbale diventa fondamentale per ridurre l’ansia e per non farla trasparire. Non dondoliamo! Proviamo a pensare che non ci troviamo in pubblico. Il trucco infatti è far sì che la situazione assuma una caratteristica familiare. Aspetto per cui diventa importante, se possibile, recarsi nella location prima del proprio intervento per prendere familiarità con il luogo. Altra pratica utile è espirare profondamente prima di entrare.
Gestione delle obiezioni: la parola obiezioni, contiene, per definizione, una connotazione negativa. Ma non sempre è così. Le obiezioni infatti possono servire, offrendo allo speaker l’occasione per ribadire un concetto fondamentale (che, nel caso super fortunato, è proprio quello che vogliamo resti impresso).
Non sempre, comunque, le obiezioni sono cosa gradita. Diventa indispensabile allora saperle gestire o addirittura prevenire. Le obiezioni che si riesce meglio a prevenire sono quelle frequenti: ma chi è questo tipo che parla? Perché devo perdere il mio tempo prezioso per ascoltarlo? Che ci guadagno? Queste sono obiezioni prevedibili e quindi anticipabili attraverso una presentazione di sé (curriculum vitae, incarico in azienda), i benefici che si ricavano dalla partecipazione alla riunione (nuovi risultati per l’azienda ad es.).
Le obiezioni contestuali invece, vanno gestite sul momento: o rispondendo loro immediatamente (se si è in grado), o rimandando a separata sede (se non si è in grado), o rispondendo alla fine, per poter gestire tutto in maniera strategica. L’atteggiamento giusto per far fronte alle obiezioni è quello di relazionarsi empaticamente con chi le ha formulate, per cogliere davvero la difficoltà. Non vediamole quindi come qualcosa di negativo, ci faremmo indisporre e indisporremmo chi, in realtà, ha veramente un dubbio.
Strumenti di supporto: chi non usa le slide? Spesso però si fa più attenzione nella preparazione delle slide che nella preparazione di sé stessi. Fondamentale è, ad es., fare una prova di ripetizione prima di entrare in scena. Questo renderà più fluida e disinvolta la presentazione in pubblico.
Ok quindi alle slide ma brevi, concise e con i colori giusti (no al verde sul verde chiaro!). Ok anche alla flipchart (lavagna a fogli) che permette un’azione in tempo reale, cosa che coinvolge l’uditorio. Ok anche a dispense di supporto ma solo a fine presentazione. Così come prima esponiamo il concetto, poi mandiamo la scritta del power point. Crea una suspense che coinvolge.
Possibile che per una semplice riunione aziendale bisogna far caso a tutte queste cose e bisogna addirittura fare delle prove? All’inizio sì. Col tempo e la pratica si diventerà dei perfetti oratori per i quali tutte queste pratiche di preparazione saranno già interiorizzate. Quello che invece non si potrà mai e in nessun caso smettere di preparare è l’obiettivo del mio intervento in pubblico. Una riunione inutile non serve a nessuno.
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