Ore: 03:53 del 31/07/10
Login Iscritti:
 
scrivi pubblicizza
 
 
s
 


 
s Giornalisti prof. e freelance s Giornalisti junior e apprendisti s Addetti stampa e comunicatori s Blogger e web editor
 
Sei nel settore: Giornalisti junior e apprendisti

s Aiuto, supporto
e solidarietà
 
 
Master & Corsi
 
  Perche' Infocity ha tanto successo?
Perchè Infocity ha tanto successo?

  Perche' Infocity ha tanto successo?
Diamo una mano a chi aiuta

 

Le redazioni scompariranno, i giornalisti diverranno editori di se stessi
A colloquio con Stefano Casertano

di Omar Sonetti

La parola a un ex giornalista oggi ricercatore all'MBA della Columbia di New York che non le ha mandate a dire sul blog di Severgnini "Italians": "entro pochi anni di giornalisti tradizionali ne rimarranno forse solo 10". Su Infocity ribadisce il concetto, parla delle nuove frontiere del reporting e dice: "Il nuovo giornalista dovrà essere un editore di se stesso, che riesca a creare un'idea di comunicazione da lanciare nella rete"

Lei ha fatto una scelta piuttosto coraggiosa, da giornalista è diventato un emigrante della conoscenza, un emigrante di lusso. Ci descriva la sua peripezia di successo

Dopo la laurea in economia, per alcuni mesi ho lavorato come giornalista, e ho vinto il concorso per entrare alla Scuola di Giornalismo della RAI, nel biennio 2004/2006: una meta ambita da molti ragazzi. Mi interessavo di giornalismo economico, e scrivevo per due quotidiani nazionali. Lavoravo dalle nove del mattino all'una di notte, tutti i giorni. Ma il settore stava entrando in crisi: precariato a volontà e poco coraggio di sfruttare i nuovi media. Le prospettive di crescita erano poche, e dovevo chiedere aiuto finanziaro alla mia famiglia. Sono tornato alla Booz Allen Hamilton, la celebre società di consulenza strategica americana dove lavoravo prima del giornalismo. Da consulente, sono stato attivo soprattutto in progetti di consulenza politica e per le pubbliche amminsitrazioni. Ho scritto report sullo sviluppo economico dei Paesi, e ho steso programmi di governo per ministeri italiani ed esteri. Dopo due anni di lavoro, sono stato accettato all'Università Columbia di New York per un MBA, sponsorizzato dall'azienda.

Di cosa si occupa esattamente all'MBA della Columbia di New York?

MBA è l'acronimo di "Master in Business Administration", ed è un corso che prepara alla carriera di manager. Si possono scegliere delle specializzazioni in media, marketing, finanza, impresa sociale, leadership, imprenditorialità e altre ancora. Nel programma si possono inserire corsi dalle altre facoltà. L'ingresso è estremamente selettivo, e i due anni di programma richiedono una spesa tra i 120 e i 160mila dollari. Ma è un investimento.

Nel suo intervento sul sito "Italians" di Beppe Severgnini lei sostiene che "entro vent'anni, in Italia, ci saranno al massimo venti persone che faranno giornalismo a tempo pieno. Il resto sarà formato da blogger o altre forme di corrispondenza inventate dalla rete". Non le sembra di esagerare?

Lei mi sta intervistando da un computer, siamo a migliaia di chilometri di distanza, non ci siamo mai visti in faccia e soprattutto la comunicazione è gratis: lo avrebbe immaginato vent'anni fa? La mia stima è spietata, ma ci sono più fattori che la condizionano. Gli stipendi continueranno a scendere, e lavorare solo da giornalista non sarà sufficiente. Le nuove generazioni ricevono più notizie da internet, che dalla televisione. Le aziende di PR americane hanno attivato servizi di rassegna stampa sui blog. Il nuovo giornalista dovrà essere un editore di se stesso, che riesca a creare un idea di comunicazione da lanciare nella rete. I ricavi economici saranno l'indice del suo successo. Di giornalisti "tradizionali" ne rimarranno al massimo venti, abbastanza annoiati. Per ora, i siti web dei giornali italiani sono un'imitazione dei giornali cartacei; la rivoluzione si avrà quando il meccanismo sarà invertito: i giornali saranno delle stampate dei siti internet. Guardi il Wall Street Journal cartaceo: è pieno di link e mail. E' un trampolino per il sito web.

Ma si tratta in ogni caso di una previsione dovuta a quello che lei vede lì negli Usa?

YouTube e MySpace non sono semplici siti di video e foto: sono le forme più avanzate di comunicazione internet. Valgono miliardi di dollari. Il contenuto è fatto dal Web per il Web, e rispetto alla televisione non ha un "centro" che diffonde i messaggi a tutti, ma è una rete in cui ognuno è un piccolo centro. Il contenuto può essere pettegolo, interessante, parziale, inutile o utilssimo. Ma interverrà una selezione. I siti d'informazione del futuro saranno una via di mezzo tra le pagine Web attuali dei giornali e You Tube. E non serve essere in America per scoprirlo.

Dal suo punto di vista di ex giornalista e ora di studioso negli Usa, realmente, a cosa dovrebbe puntare un giovane che intende diventare giornalista?

Alle conoscenze umanistiche, dovrebbe unire quelle IT e di Marketing. Non basteranno più taccuino e spirito di osservazione. Bisogna creare un modello commerciale. Non sarà stabile quanto il contratto fisso, ma ci sarà più libertà. Ma solo per i più bravi. Inviterei anche a considereare altre carriere, perchè gli aspetti romantici della professione stanno scomparendo. E' su questi che si basa molto del fascino del giornalista. Se la passione è quella di scrivere, si può farlo anche da ingegnere o vigile del fuoco. Basta aver qualcosa da scrivere: è l'aspetto più difficile, e il giornalismo non colma questa lacuna. Da consulente ho appena pubblicato un libro "Lavorare è un lusso" (www.progettocultura.it), e ne sto concludendo un secondo, "L'Impero Sottile". Da giornalista non ci sarei riuscito.

E a cosa dovrebbe puntare un giornalista freelance, che già possiede una professionalità?

Un buon modello può essere quello di "Kevin Sites in the Hot Zones" (http://hotzone.yahoo.com/ ) , reporter di guerra che scrive, filma e fotografa per Internet. In generale, consiglierei di spendere molto tempo a studiare il mercato, per capire in quali settori c'è richiesta. In Italia ci sono pochi giornalisti esperti in affari militari e finanza, per esempio.

Serve studiare da giornalista?

Non esiste una risposta assoluta a questa domanda, ma alcuni punti sono chiari. Ogni anno centinaia di persone diventano giornalisti professionisti, e le Scuole di Giornalismo sono presenti in quasi tutte le regioni. Si sta creando un nuovo mostro, il giornalista professionista senza curriculum: caro da contratto e con tante esperienze sparse. Sono figure difficili da inserire in una redazione. Per evitare tutto questo, chi fa un praticantato si deve specializzare: economia dei derivati, montagna, tinte per capelli, reportage fatti con due centesimi. Occorre legare il proprio nome a un servizio specifico. Senza dimenticare che il mercato è in calo.

Vi sono chance per giornalisti italiani negli Stati Uniti?

Se si vuole lavorare per media americani, bisogna partire dall'alto, frequentando una Scuola di Giornalismo di punta. Magari alla Columbia. Se poi va male, c'è anche il doppio diploma: Giornalismo e MBA. Tanto per avere una via d'uscita. stefanocasertano@gmail.com



(inserito su Web il 23/01/2007 )
Segnala questo articolo ad un amico >>
Altre pagine personali

Cosa è Infocity >> Chi siamo >> Contatti >> Copyright ©
Tutti i diritti riservati >> Condizioni d'uso