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Foto articolo La nuova legge sull'editoria, entrata in vigore da pochi giorni potrebbe sfatare una vera e propria anomalia italiana all'interno dell'Europa: il monopolio delle edicole nella vendita dei giornali. Con i nuovi provvedimenti, infatti, la commercializzazione dei quotidiani e dei periodici può adesso essere concessa anche ad altri esercizi commerciali: supermercati, negozi ed altri punti vendita.

Quella della "rivoluzione della distribuzione" dell'informazione è un processo in realtà già attivato dalla necessità degli utenti di avere beni informativi immediati e consumabili dove ci si trova in un dato momento. Ne è prova il boom dei quotidiani distribuiti gratuitamente nelle metropolitane e anche per certi versi i giornali sperimentalmente stampabili via Internet. Questa deregulation distributiva non può che far del bene alla professione giornalistica: la distribuzione dei giornali anche al di fuori del circuito delle edicole rappresenta un veicolo importante verso un "patto" tra stampa e pubblico. Per rafforzare questo tipo di rapporto occorre avvicinare il pubblico al mondo dell'informazione, quantomai contigui sul piano degli interessi.

La possibilità che la nuova legge sull'editoria porti a rompere il monopolio degli edicolanti ha condotto naturalmente la categoria ad una reazione scomposta. L'assalto ai punti vendita tradizionali, da parte della distribuzione alternativa (supermercati, bar, tabacchi ed altro ancora) scatena le proteste degli addetti ai lavori. In un recente incontro tra i giornalai della provincia di Parma, ad esempio, in molti si sono detti in fibrillazione per la questione. "Non è chiaro il ruolo che la legge conferirà agli enti locali - ha sottolineato il segretario nazionale Fenagi, Giorgio Calabro - E non è stato tenuto in nessun conto l'accordo siglato tra noi, gli editori e i distributori che, tra l'altro, prevedeva la creazione di un osservatorio istituzionale sullo sviluppo della rete di vendita dei giornali".

La questione riguarda soprattutto le vendite dei quotidiani e dei periodici, adesso concesse anche ad altri esercizi commerciali. "I punti vendita tradizionali - ha precisato ancora Calabro, nel corso dell'incontro di Parma - veicolano il 92 per cento dei giornali quotidianamente prodotti in Italia. Costituiscono dunque un'organizzazione imprescindibile che, facendo leva sulla concertazione, ha avanzato proposte completamente eluse dal governo. E' uno dei rari casi in cui questo governo ha glissato sugli accordi preliminari tra le parti.

Siamo delusi, ma speriamo di venire smentiti dai fatti, leggendo un decreto legge diverso da come noi lo immaginiamo". Chiari inviti, dunque, a rallentare le cose: un "osservatorio sullo sviluppo della rete di vendita dei giornali" non può essere che un tentativo di bloccare un'evoluzione positiva che non può non portare ad una rivitalizzazione dell'informazione.

(inserito su Web il 15-05-2001)


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