(inserito su Web il 14-04-2001)
Un sito Internet che produce una qualche forma di informazione su Web non ricavandone nessun profitto non rientra nella definizione di “prodotto editoriale” fornita dalla nuova Legge sull’Editoria appena entrata in vigore. E’ questa l’opinione di Giuseppe Corasaniti, docente di diritto dei media alla Luiss di Roma e tra i maggiori esperti in Italia di legislazione legata ad Internet ed editoria intervistato da Infocity che cerca, con questo autorevole intervento, di fare chiarezza sulle questioni aperte dall’applicazione del provvedimento. Il popolo dei siti web è nei giorni scorsi insorto contro la legge sostenendo che, allo stato delle cose, interpretando alla lettera l’assunto del legislatore, sono centinaia e centinaia i siti che dovranno ottemperare alla normativa in vigore, soggiacendo al vaglio degli organismi di categoria (come l’Ordine dei Giornalisti), piegandosi quindi a tutta una serie di abitudini contrarie agli spiriti dell’anima libertaria di Internet. Il panico ha scatenato veri e propri “moti” virtuali con l’attivazione di petizioni anti-legge, proteste, manifestazioni di vario tipo che protestano contro quella che è stata definita da alcuni siti “la censura del Web italiano”. Ma, ragionando a freddo, per quanto riguarda la Rete la nuova legge è così vincolante all’obbligo di registrazione della testata?
Ma insomma, come va interpretata la legge. Un sito che aggiorna link e testi in modo periodico deve registrarsi come testata? Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Vannino Chiti ha nei giorni scorsi gettato acqua sul fuoco affermando che i siti amatoriali devono stare tranquilli. E proprio così?
La questione in realtà non è sulle caratteristiche del sito. Il passaggio chiave del testo della legge su cui concentrarsi è la definizione che il provvedimento fa di “prodotto editoriale” che è, secondo la normativa, frutto di un’attività organizzata professionalmente. Se si è di fronte a un prodotto editoriale diffuso elettronicamente la legge impone la registrazione come testata. Ma ciò che scaturisce da attività che non mirano a vendere, ed è il caso della stragrande maggioranza dei siti presenti sul Web, il problema della registrazione non si pone se interpretiamo la normativa.
Quindi il panico è stato prodotto da una mal interpretazione delle Legge. La Rete, teoricamente, potrebbe addirittura non essere toccata dalla legge. Come la mettiamo con quei siti che producono informazione in attività di commercio elettronico o di business?
Qui la materia si complica perché se è vero che questa categoria di siti dovrebbe rientrare nella natura di prodotto editoriale è anche vero che, secondo la direttiva 31 del 2000 dell’Unione Europea, le attività di commercio elettronico non possono essere sottoposte a nessun tipo di registrazione. In ogni caso, per i siti che fanno e-commerce, non siamo di fronte a iniziative di tipo giornalistico.
Chi produce un sito web a livello amatoriale quindi, secondo lei, non dovrebbe registrarsi, mentre dovrebbero farlo coloro che realizzano prodotti editoriali diffusi e venduti elettronicamente. Ma ciò cozza contro le direttive europee che svincolano le attività imprenditoriali da obblighi di registrazione qualsiasi. A parte il problema dell’obbligo di registrazione di testata la situazione è un po’ intricata, non trova?
Le nuova Legge sull’Editoria qualche difetto lo ha. L’obiettivo di far avvicinare i nuovi mezzi, e chi li produce, alla regolamentazione di cui beneficiano giornali e gli altri media tradizionali è corretto. Ma, a mio modo di vedere, essa ha utilizzato l’impanto della vecchia Legge sulla Stampa che, va ricordato, seppur all’avanguardia ancora per quanto riguarda i diritti fondamentali della libertà di espressione, al tempo stesso si trova ad essere utilizzato di fronte allo scenario di Internet che è un mondo totalmente diverso. A seguito delle polemiche scaturite nei giorni scorsi attorno nessuno ha fatto notare che sulla normativa non si parla affatto di Internet ma di diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, ma non esplicitamente attraverso la Rete. A questo proposito è bene ricordare la sentenza storica della Corte Suprema degli Stati Uniti del ’97, la Aclu - Reno, la quale afferma che Internet è una cosa la stampa e l’editoria sono altro.
Come si esce da queste impasse?
Attraverso una normativa di attuazione che va nella direzione delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal sottosegretario Chiti secondo cui la legge va interpretata e, quindi, i siti amatoriali non sono editori. Non dimentichiamo poi che è prevista anche l’istituzione di un nuovo registro, quello degli operatori di comunicazione.
La legge Aclu Reno della Corte Suprema degli Stati Uniti
http://www.aclu.org/issues/cyber/hmcl.html
Medialaw
http://www.luiss.it/medialaw