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Foto articolo Se abitate in un grande centro fate un esercizio di osservazione sulla cartellonistica stradale di questi giorni. C’è da chiedersi: esiste un regista occulto dietro messaggi pubblicitari del tipo “non votatemi, svuotatemi” (una bibita), “più musica nelle fabbriche” (una radio), “Vogliamo più Internet per tutti” (un portale)? L’appeal della politica è tanto forte da sedurre i pubblicitari con la forza della sua retorica e dei suoi slogan? Tutt’altro.

Di fronte ad una politica auto-delegittimatasi, virtualizzatasi e sintetizzata-si, gli spot para-politici per vendere prodotti tramite la cartellonistica stradale rappresentano a bene vedere una grande irrisione. Il riso è quello dei “content manager”, l’oggetto dello scherno il burattino della “res pubblica”. Gli elementi della comica ci sono tutti: l’istrione che ammicca (i pubblicitari forti del loro potere), la vittima dello scherno (il messaggio politico de-legittimato), “gli ammiccati”, ovvero, il pubblico che guarda lo spot e che sorride sul messaggio para-politico per interessarsi al prodotto.

Non ci sono più molti dubbi: tranne rari casi rappresentati dalla grande letteratura (anche giornalistica) e dal grande cinema nello spettacolo della comunicazione stiamo assistendo ad “un dramma”: il medium ha quasi ovunque ucciso il messaggio, cioè, il potere della tecnologia utilizzata dai media è talmente prevalente sul contenuto che viene veicolato da sopraffarne il senso, cancellandolo talvolta. L’assassinio è palese ed è rappresentato dallo strapotere della spettacolarità sulla qualità dell’informazione televisiva, dal prevalere della promozione e della propaganda dell’informazione giornalistica a mezzo stampa, ma anche sul mezzo Internet dove assistiamo a quella che potrebbe essere definita l’ “omologazione al portale” che garantisce la navigazione ma consente poche riflessioni.

Ma l’omicidio del messaggio è in queste ore ancora più evidente, appunto, in quella casa delle idee, delle opinioni e del contraddittorio che dovrebbe essere la politica, in Italia, tra qualche giorno in auge per via delle elezioni. Per la politica è stato facile privarsi del suo bene più prezioso attraverso una sciagurata alleanza con la visibilità, l’impatto, le capacità persuasorie forse troppo delegate all’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Tutto ciò è scontato e porta all’osservazione del prevalere della sintesi comunicativa sull’approfondimento, della superficie sul contenuto, dell’emozione sul ragionamento.

Ci resta quindi l’analisi di un predominio mediatico su un bene pubblico, a discapito della chiarezza e della bontà delle idee. Non c’è infatti chiarezza e discernimento intellettuale senza riflessione e ponderatezza nei messaggi. Tutto l’oppposto della velocità e della tendenza manipolatoria dei media gestiti in un certo modo.

(inserito su Web il 07-05-2001)


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